Fiere, eventi e dintorni: il buon suono non si monta da solo
Tra impianti da capogiro, dimostrazioni discutibili e fenomeni da tastiera: cosa serve per far suonare bene una sala e cosa manca a certe sentenze.
Il 3 e 4 ottobre siamo stati al Milano High Fidelity con una sala di 160 metri quadrati e tre sistemi funzionanti: ESSENTIA, STUDIO e CLASSIC. Tre proposte diverse, dalla più accessibile alla più elaborata.
Siamo tornati molto soddisfatti. Una sala grande, tre sistemi da gestire e parecchio lavoro, ma un risultato d’ascolto di cui siamo orgogliosi.
Una buona dimostrazione richiede preparazione: abbinamenti, disposizione dei diffusori, prove, regolazioni e attenzione a ciò che succede nella sala. Portare prodotti validi è il punto di partenza. Farli ascoltare bene è un altro mestiere, e bisogna occuparsi anche di quello.
Poi si torna a casa, si aprono i forum e comincia la seconda fiera: quella delle sentenze.
«Impianti costosissimi che non suonano.»
«Tutto fumo.»
«A casa mia si sente meglio.»
Qualche volta queste critiche centrano il bersaglio. Altre volte chi scrive riesce a condensare, in tre righe, la stessa superficialità che rimprovera agli espositori.
Il problema è che, fra una dimostrazione preparata male e una recensione improvvisata, a rimetterci è sempre il settore
Il prezzo non sistema i diffusori
Cominciamo da una cosa semplice: un impianto costoso può suonare male.
Può succedere perché l’abbinamento è poco riuscito, perché è stato disposto male o perché qualcuno ha deciso che, per impressionare il pubblico, bastasse alzare il volume.
Mettere in fila apparecchi prestigiosi non significa aver costruito un sistema convincente. E riempire una sala di prodotti importanti non sostituisce il lavoro necessario per farli funzionare bene insieme.
Il cartellino del prezzo non sposta i diffusori, non sceglie la posizione d’ascolto e non corregge un basso invadente.
Può soltanto rendere più costosa la delusione.
Chi entra in una sala ha diritto ad ascoltare una proposta curata. Se trova un risultato confuso, affaticante o poco credibile, non è tenuto a commuoversi davanti al listino.
L’acustica esiste anche prima che qualcuno si lamenti
Dimensioni della sala, superfici, distanza dalle pareti e posizione dei diffusori influenzano il risultato. Alle basse frequenze, risonanze e interferenze fra suono diretto e riflesso possono creare rinforzi e cancellazioni. Le riflessioni possono inoltre compromettere la precisione dell’immagine sonora.
Sono aspetti da considerare mentre si prepara la dimostrazione.
Perché scoprire l’esistenza dell’acustica soltanto quando un visitatore dice «qui il basso rimbomba» è un po’ tardivo.
Una sala da fiera impone compromessi, certamente. Proprio per questo richiede scelte intelligenti: capire quale sistema proporre, dove collocarlo e quale livello d’ascolto utilizzare.
Se una configurazione mette in evidenza i problemi dell’ambiente, insistere perché «questi sono i nostri prodotti più importanti» non migliora la situazione.
A volte serve spostare qualcosa. A volte cambiare abbinamento. A volte abbassare il volume.
Operazioni poco spettacolari, lo ammetto. Però hanno il vantaggio di servire a qualcosa.
La manopola del volume non è una certificazione di qualità
Una dimostrazione dovrebbe permettere di ascoltare equilibrio, intelligibilità, dinamica e capacità del sistema di seguire la musica.
In certe sale sembra invece che l’obiettivo sia far sapere al piano di sopra che l’amplificatore è acceso.
Un passaggio energico ha senso. Anche mostrare cosa sa fare un sistema quando gli si chiede potenza. Ma tenere tutto costantemente sopra le righe può diventare un modo per coprire, anziché spiegare, il carattere dell’impianto.
Se per dimostrare quanto è raffinata una voce bisogna farla urlare, forse qualcosa va rivisto.
E se dopo pochi minuti l’ascoltatore vuole uscire, non sempre significa che non sia pronto per l’alta fedeltà. Magari vorrebbe soltanto conservare un buon rapporto con le proprie orecchie.
Anche la musica da dimostrazione merita una revisione
C’è poi il repertorio da fiera: brani selezionati per mettere in risalto un effetto, una percussione, un basso profondo o una voce registrata con cura quasi chirurgica.
Sono strumenti utili. Diventano meno utili quando rappresentano tutto ciò che viene fatto ascoltare.
Un impianto dovrebbe incuriosirmi anche con la musica che desidero ascoltare a casa. Vorrei capire come segue un arrangiamento complesso, come restituisce una voce dentro una band, come affronta un disco meno perfetto ma artisticamente interessante.
Se la dimostrazione funziona soltanto con tre registrazioni custodite come reliquie, qualche domanda viene.
La prima è: sto ascoltando un sistema versatile oppure un numero di prestigio preparato molto bene?
La seconda è: possiamo mettere anche una canzone?
Tre sistemi, un lavoro da fare bene
Nella nostra sala abbiamo scelto di presentare tre percorsi: ESSENTIA, STUDIO e CLASSIC.
Ci interessava mostrare proposte concrete, con caratteristiche e livelli di investimento differenti. Dare a chi ascoltava la possibilità di orientarsi, fare domande e capire quale strada potesse avere senso nel proprio impianto.
Una sala di 160 metri quadrati non si gestisce mettendo tutto a terra e sperando che la musica faccia il resto.
Il risultato ci ha soddisfatto proprio perché dietro c’era un lavoro di preparazione. Ed è questo il punto: una buona dimostrazione va costruita, anche quando i prodotti sono buoni.
La proposta più accessibile merita la stessa attenzione di quella più ambiziosa. Chi cerca un sistema compatto deve poter ascoltare una soluzione curata, senza sentirsi relegato alla dimostrazione di serie B.
E chi valuta un sistema più elaborato deve poter capire che cosa sta ottenendo, oltre a un maggior numero di apparecchi.
Poi arriva il collaudatore da tastiera
Fin qui le responsabilità di chi espone. Dall’altra parte abbiamo un personaggio altrettanto interessante.
Entra in sala, resta in piedi vicino alla porta, ascolta quaranta secondi di un brano sconosciuto e riparte.
La sera pubblica una diagnosi completa: amplificatore lento, diffusore sbagliato, DAC freddo, progettista incompetente.
Gli manca soltanto il numero di serie del componente difettoso.
È giusto raccontare un ascolto deludente. È utile segnalare una sala allestita male. È perfettamente legittimo scrivere che un sistema costosissimo non ha convinto.
Ma la precisione conta.
«In quella posizione il basso era troppo presente» descrive un’esperienza.
«Quel marchio non sa fare diffusori» pretende di dimostrare molto di più.
E fra le due affermazioni non basta aggiungere qualche parola inglese per colmare la distanza.
Una critica seria indica cosa non ha funzionato. Il fenomeno indica quanto è bravo lui.
“A casa mia suona meglio”: bene, ma raccontiamola tutta
Può essere vero. Un impianto ben abbinato, in un ambiente conosciuto e curato nel tempo, può offrire un ascolto più convincente di una dimostrazione in fiera.
È una soddisfazione legittima.
Il salto logico arriva quando quel risultato diventa la prova che tutti gli altri siano incapaci o che qualsiasi prodotto più costoso sia una truffa.
A casa conosciamo la posizione d’ascolto, il comportamento della stanza, le registrazioni e le regolazioni del nostro sistema. Quel contesto fa parte del risultato.
Confrontarlo con una sala diversa può dare spunti interessanti. Per stabilire la superiorità di un singolo componente, però, occorrono condizioni di confronto più controllate.
Altrimenti stiamo confrontando due esperienze complete e attribuendo il merito a ciò che ci sta più simpatico.
Anche il nostro salotto, per quanto amato, non è ancora diventato l’istituto internazionale di metrologia dell’alta fedeltà.
Meno alibi, più ascolto
Le fiere possono essere occasioni preziose. Permettono di conoscere prodotti, incontrare chi li costruisce, fare domande e scoprire sistemi che meritano un secondo ascolto.
Perché funzionino, serve serietà da entrambe le parti.
Chi espone deve preparare la sala e assumersi la responsabilità del risultato. Se una dimostrazione è riuscita male, conviene capire perché: il prestigio del marchio non la rende automaticamente riuscita.
Chi visita può criticare tutto ciò che vuole, possibilmente descrivendo ciò che ha ascoltato e distinguendolo dalle conclusioni che ne ha ricavato.
Noi da Milano siamo tornati contenti del lavoro fatto e del risultato ottenuto. E proprio per questo sappiamo quanto conti preparare bene una dimostrazione.
Il buon suono richiede attenzione. Le sentenze, purtroppo, si possono scrivere anche senza.